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Il mondo dentro la nostra mente: come interpretiamo la realtà attraverso i sensi

Questo articolo è un gentile contributo al blog da parte di Alessandro Burgognoni.

 

Secondo il celebre neuroscienziato Ramachandran, autore di ‘Che cosa sappiamo della mente’, il nostro cervello lavora instancabilmente per costruire la nostra percezione della realtà. Esiste un’area specializzata del nostro cervello, la corteccia cerebrale, dedicata alla visione. Questa è divisa funzionalmente in trenta diverse sotto aree, ognuna con il proprio ruolo specifico nel processo visivo.

L’immagine del mondo che vediamo è infatti una ‘creazione’ della nostra corteccia visiva. Partendo da una piccola immagine bidimensionale e rovesciata, che viene proiettata attraverso il nostro cristallino sulla retina, la nostra corteccia visiva la trasforma in quella che percepiamo come la ‘realtà’.

Questo solleva una questione interessante: cosa vediamo veramente e qual è la realtà che percepiamo?

Per molti di noi, la realtà è un insieme comune di percezioni, legate alla nostra capacità di ricevere stimoli dal mondo esterno attraverso i nostri sensi. Tuttavia, non tutti condividiamo la stessa visione del mondo. Coloro che soffrono di condizioni come la discromatopsia, nota anche come daltonismo, o l’acromatopsia cerebrale, non riescono a percepire i colori come la maggior parte delle persone.

Ma non è solo la nostra visione a definire la nostra percezione della realtà. Il nostro udito, ad esempio, è sensibile solo a un certo intervallo di frequenze sonore. Questi limiti naturali dei nostri sensi ci permettono di condividere una realtà comune, ma ciò che percepiamo è solo una parte di ciò che esiste realmente, la fisica moderna con i suoi strumenti sofisticati ce ne dà continuamente la prova.

La nostra interpretazione del mondo esterno è quindi limitata alle informazioni sensoriali che possiamo ricevere. Tuttavia, c’è molto di più che sfugge alla nostra percezione diretta. Ad esempio, non percepiamo le vibrazioni molecolari della materia che compone gli oggetti che ci circondano, come la scrivania su cui poggiamo le braccia.

La nostra percezione della realtà è inoltre influenzabile da fattori esterni. Ad esempio, l’autore Aldous Huxley ha scritto su come la mescalina possa alterare drasticamente la nostra percezione della realtà, provocando distorsioni del tempo e dello spazio e persino una sensazione di fusione con la materia circostante.

In definitiva, la realtà è un concetto complesso e sfuggente. Anche se non possiamo mai comprenderla completamente, la nostra imperfezione nell’interpretare il mondo ci consente comunque di apprezzare, al nostro livello, la bellezza delle sue manifestazioni, sia nella natura che nelle opere umane e, forse, ci rende anche più umili, se ci rendiamo consapevoli dei limiti della nostracomprensione.

In conclusione, il nostro modo di vivere e percepire il mondo è unico per noi, ma non è l’unico possibile. Altre creature viventi, con i loro sensi particolari e le loro capacità di percezione, vivono la loro versione della realtà in modo significativamente diverso. Spesso, la nostra presunzione di superiorità può portarci a sfruttare ingiustamente queste creature e il mondo naturale.

Riconoscere che la nostra capacità di percepire la realtà ha dei limiti può aprirci a una maggiore umiltà e rispetto per la diversità di esperienze nel mondo vivente. Può anche stimolarci, paradossalmente, a tentare di indagare le possibili esistenze che rimangono al di fuori della nostra portata percettiva. La fisica quantistica ci offre intuizioni in questo senso, suggerendo l’esistenza di un universo molto più vasto e complesso di quanto possiamo percepire e nel quale noi siamo attori creativi della realtà stessa.

Quindi, mentre sperimentiamo la realtà attraverso la nostra unica ‘finestra sensoriale’, dovremmo considerare che, al di là di questa, lo spazio per la ricerca, sia in ambito scientifico che filosofico, è vasto e aperto ai più coraggiosi, a coloro che non temono di guardare oltre l’evidente apparenza.

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